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Ascoli Piceno
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Ascoli Piceno è un’antica città di origini neolitiche, che sorge ai piedi dell’Appennino, dove il fiume Tronto incontra il torrente Castellano.
Immersa in un paesaggio tipicamente collinare la cittadina conserva uno splendido centro storico completamente realizzato in travertino, pregiata qualità di marmo ricavato dalle vicine cave, che conserva ancora il tipico aspetto medievale.  Il nucleo più antico della città è  costellato da vie e viottoli stretti e tortuosi (Rua) che si rincorrono e aprono improvvisamente in eleganti piazzette abbellite dai raffinati portali dei numerosi palazzi gentilizi. L’accuratezza e lo splendore della città si possono apprezzare nella caratteristica Piazza del Popolo, dove fanno mostra di se il Palazzo dei Capitani del Popolo e l’antica chiesa gotica di San Francesco con l'annessa Edicola di Lazzaro.
In tempi remoti Ascoli era a capo di un vasto impero, quello piceno; in queste terre infatti durante l’età del ferro, si insediarono antiche popolazioni chiamate Piceni che arrivarono ad occupare una vasta area che si estendeva tra le odierne Marche e l’Abruzzo.
Secondo gli scritti di Plinio il Giovane, i suoi antichissimi abitanti deriverebbero il proprio nome dalla leggenda secondo cui le genti sabine sarebbero arrivate in questo territorio in seguito ad una migrazione rituale, detta primavera sacra, guidate da un picchio, uccello sacro a Marte,  dal quale presero il nome Piceno.
Ascoli nell’antichità vantava la fama di città ribelle ad ogni tipo di dominio. Soltanto intorno al III sec. a.C. entrò in contatto con le stesse popolazioni romane che successivamente la conquistarono (89 a.C.) insieme a tutta la regione. Il contatto, dapprima economico  poi strategico militare, con i romani, avvenne grazie all’importante via che collegava il versante tirrenico con quello adriatico: la via Salaria.
A testimonianza dal suo rilievo, durante il dominio di Augusto, alla cittadina venne donato un nuovo aspetto; fu abbellita con numerose  ville, templi, teatri, terme, strade, ponti e fortificazioni.
Ascoli da sempre ha sfruttato la protezione naturale offerta dalla conformazione del suo territorio; costituito dai profondi alvei dei due fiumi che la abbracciano su tre lati, si sviluppò fin dall'epoca romana come un complesso sistema di mura, porte e fortezze collocate nei punti strategici di controllo, che resero la città pressoché inespugnabile per lungo tempo.
Intorno al II sec., durante la dominazione di Antonino Pio, l’allora Asculum conobbe la prima persecuzione cristiana. Solo grazie al successivo insediamento del primo vescovo della città, Sant'Emidio, avvenuto all’inizio del IV sec., si riuscì ad infondere una nuova vita alla comunità cristiana picena, riuscendo a conquistare un’indiscussa autorità spirituale.
Nel 301 la città divenne sede del governatore del Picenum Suburbicarium che si contrapponeva a quello del Picenun Annonarium, alla cui guida era posta la città di Ancona.
A seguito delle invasioni barbariche, Ascoli dovette sottomettersi dapprima al potere dei Goti, per poi essere assoggettata e distrutta, nel 578, per mano dei longobardi che la annessero ai territori del Ducato di Spoleto.
La cittadina divenne così una contea sotto la protezione del pontefice, capeggiata da un conte laico coadiuvato, nell'esercizio del potere, dalla nobiltà locale. La città venne elevata al rango di capoluogo di contea del Sacro Romano Impero, alle dipendenze di Carlo Magno, che le riservò una condizione giuridica particolare dovuta alla posizione strategica che, attraverso la Salaria, la collegava in modo quasi diretto a Roma.
L’avvento di questo nuovo ordinamento favorì lo strapotere dei vescovi-conti, la cui autorità derivava non da una investitura religiosa ma temporale; i vescovi della città erano soprattutto conti dell'Impero. Questo causò in età comunale una serie di accanite lotte provocate dall’enorme potere nelle mani dei vescovi-conti, ai quali era concesso addirittura il privilegio di battere moneta.
Nel 1183, Ascoli vide insediarsi il primo podestà e costituirsi un governo municipale instaurando definitivamente il nuovo regime comunale e ponendo fine al lungo corso del duplice potere, religioso e laico, esercitato dai vescovi-conti.
Intorno al XIII sec., Ascoli venne separata dal ducato di Spoleto per essere dichiarata contea semiautonoma e posta  sotto la protezione del Santa Sede. Nel 1225 fece il proprio ingresso in città San Francesco con lo scopo di predicare la pace ed insediarvi il primo convento ascolano.  Molti fedeli abbracciarono le regole del suo ordine ed il convento da lui fondato, arrivò a contare trenta chierici e laici.
Qualche anno dopo, nel 1242, Federico II occupò e saccheggiò Ascoli per ricondurla all'obbedienza dell'imperatore. Distrusse 90 torri delle 200 della quale era dotata. I consoli vennero imprigionati, il vescovo bandito  ed  il dinasta guelfo ucciso nell'eccidio. La fazione ghibellina celebrò il proprio trionfo, trasformando la contea in un potente stato comunale, legato all'imperatore.
Dopo questa tragica incursione, Federico II concesse alla città uno sbocco sul mare per costruirvi un porto alla foce del Tronto. Questo provocò una poderosa reazione della vicina città di Fermo che vantava  il pieno possesso del litorale adriatico dal Potenza al Tronto. Iniziarono così, lunghe guerre e feroci battaglie tra le due città che perdurano, con alterne vicende, fino alla prima metà del XVI secolo.
In questo periodo le ostilità tra Ascoli e Fermo furono talmente frequenti ed abitudinarie da essere considerate dagli abitanti una sorta di calamità naturale.
Con l'inizio del XIV secolo la città conobbe un ventennio di pace, interrotto nel 1323, dai suoi abitanti che, approfittando della lontananza avignonese del Papa,  invasero tutto il territorio fermano, entrando fin dentro le mura nemiche e commettendo orribili saccheggi ed eccessi di sangue.
Nel 1348, gli Ascolani affidarono il comando delle proprie truppe a Galeotto Malatesta che riuscì a sconfiggere nei pressi di San Severino le truppe Fermane, obbligandole alla fuga.
Questi, forte del potere conquistato, cercò di vanificare l'antico Statuto comunale per divenire signore assoluto ed incontrastato della Marca.Gli ascolani riottennero presto la loro repubblica ma, nel secolo successivo, dovettero subire altre vessazioni per mano del conte Francesco Sforza. Grazie alle fazioni guelfe capeggiate dai Dal Monte, Sgariglia e Saladini, gli ascolani riuscirono in breve a liberarsi dal domino degli Sforza,
Il successivo periodo vide l’instaurarsi della potente signoria dei Borgia, durante cui si poterono stabilire forti legami commerciali e politici con le potenti città di Venezia, Firenze, Roma, Genova e Napoli. Questo permise alla città, tra il Quattrocento e il Cinquecento, di trasformarsi in un fervido cantiere di opere pubbliche e private, donandole un nuovo ed elegante aspetto.
Ascoli riottenne l'ordinamento repubblicano intorno al 1482, per mano di Papa Sisto IV, alla condizione di versare 3000 scudi di tributo annuo nelle casse della Chiesa, per il riconoscimento della libertas ecclesiastica che le garantiva la libertà, fatta salva però la sovranità pontificia e la dipendenza da Santa Sede.
Nella città le lotte tra le fazioni interne, guelfi e ghibellini, e a loro volta, contro altre fazioni e sottofazioni interne, diventavano sempre più ricorrenti.  Con la salita al potere di Paolo III, nel 1502,  la situazione divenne tanto  critica da riannettere la città nello Stato della Chiesa ed inviare il commissario Angelini, con il compito di  porre un freno alle numerose guerre intestine.
Questi ordinò di ingrandire e fortificare la rocca malatestiana su disegno di un Sangallo fiorentino.
Per queste terre, a quel tempo,  vagavano eserciti senza paga e senza guida, costituiti da masnadieri e briganti. La guerra era il loro mestiere ed alle reazioni popolari rispondevano con stupri, saccheggi, rovine ed incendi.
Ascoli conobbe uno dei periodi più tristi e lugubri della sua storia civile; il legato pontificio inviato da Roma, fu costretto, dopo aver giustiziato e squartato i banditi, ad istituire una strana usanza secondo la quale chiunque avrebbe potuto uccidere un bandito, concedendo congrui premi in natura o in denaro a chi dava loro la caccia.
Agli inizi del XVII secolo, esaurite tutte le spinte industriali, commerciali e politiche dei secoli precedenti, la città di Ascoli rifiorì divenendo capoluogo di un'area esclusivamente agricola.
Fatto salvo una breve parentesi durante la conquista napoleonica, rimase assoggettata allo Stato Pontificio fino al 1860 quando fu annessa al Regno d’Italia.

Ogni anno nel mese di luglio e di agosto, si svolge la giostra della Quintana. Una gara di abilità e di destrezza nella quale sei cavalieri si cimentano per la conquista del Palio, ciascuno in rappresentanza di un sestiere, antica suddivisione urbanistica della città:  Porta Solestà, Piazzarola, Sant’Emidio, Porta Tufilla, Porta Romana, Porta Maggiore.
Nel giorno della Quintana circa 1500 personaggi in costume, a rappresentanza dei vari ceti e ruoli sociali dei sestieri cittadini, sono chiamati a raccolta nella medioevale piazza "de socto" (odierna Piazza Ventidio Basso). Il corteo sfila per le vie della città dirigendosi verso il Campo dei Giochi, (oggi allo stadio comunale "Squarcia"), dove prende vita la gara vera e propria. I cavalieri dei sei sestieri in gara, si lanciano al galoppo, secondo l'ordine fissato dal sorteggio effettuato il giorno prima durante l'Offerta dei Ceri, all'assalto del saraceno (un busto di ferro rappresentante un saraceno che regge su di un braccio come bersaglio, un tabellone a cerchi concentrici).
In tre successive tornate, ciascun cavaliere deve colpire il bersaglio con un totale di nove assalti.
La gara si svolge su di un percorso "ad otto", che costringe i cavalli ad affrontare in velocità le curve ora in un verso, ora nell'altro e per i cavalieri all'impegno nell'andare veloci senza incorrere nelle penalità previste per l’uscita dal percorso, cercando di centrare il tabellone del bersaglio retto dal moro.
Alla fine di tutte le tornate il Magnifico Messere, proclama il nome del sestiere vincitore.
Il corteo quindi si ricompone e ripercorre il tragitto dell'andata, con l'ordine di sfilata fissato stavolta dalla classifica dell'edizione appena conclusa.
Monumenti

In Ascoli Piceno...
Porta Gemina o Romana
Porta Tufilla
Ponte di Porta Maggiore
Ponte di Cecco
Piazza Del Popolo
Palazzo dei Capitani del Popolo
Chiesa di S. Francesco
Loggia dei Mercanti
Chiostro Maggiore e Chiostro Minore di S. Francesco
Via del Trivio assieme a Via Pretoriana
Teatro Ventidio Basso
Chiesa di S.Maria della Carità
Chiesa di San Gregorio Magno
Piazza Arringo
Cattedrale di Sant'Emidio
Cripta di S.Emidio
Battistero di S.Giovanni
Teatro Romano
Chiesa di San Vittore
Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio
Chiesa gotica di S. Pietro Martire

Nei dintorni...

Eremo di San Marco
Castel di Lama
Il borgo di Palmiano
Il borgo di Rotella