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Montefiore Dell' Aso
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Montefiore dell'Aso è un borgo medievale posto tra le valli dell'Aso e del Menocchia. Il paesino ha origini antichissime ma rimangono poche testimonianze visibili dell'epoca Piceno- Romanica, documentate soltanto dalla presenza di materiali di ceramica, rame, bronzo e ferro ritrovati nelle sue vicinanze.
All’interno il borgo storico è ben conservato. Sono rimasti notevoli tratti di cinta muraria muniti di porte e sei splendidi torrioni risalenti ai XV- XVI sec.; numerosi anche i palazzetti sei-settecenteschi.
Il territorio di Montefiore fu interessato dalla presenza umana fin dalla preistoria; i ritrovamenti in età picena intorno al IV sec. a.C costituiti principalmente da corredi sepolcrali, rivelano la presenza di numerosi insediamenti organizzato nella zona. Occupata dai romani intorno al II sec. a.C., con l’avvento e la diffusione del cristianesimo tra il III e V sec., l’abitato divenne sede di una Pieve dedicata alla martire siracusana S. Lucia con una giurisdizione che abbracciava un vasto territorio che si estendeva fin quasi al mare.
Grazie alla sua posizione, lontano dalle grandi vie di comunicazione della Penisola, questo borgo venne risparmiato dalle prime invasioni barbariche ma fu gravemente colpito dal successivo conflitto Gotico-Bizantino del VI sec. Questo comportò l’abbandono al saccheggio delle campagne la deportazione delle donne di stirpe gotica e l’uccisione di vecchi e bambini. Proprio per sfuggire a queste violenze furono abbandonate le antiche città romane di pianura e sull'alto delle colline cominciarono a formarsi villaggi fortificati (castra) che raccolsero le popolazioni in fuga.
Col passare del tempo queste castum andavano sempre più ingrandendosi ed organizzandosi assumendo man mano la fisionomia delle corti medioevali. In un documento datato 1178 viene descritta la fusione dei due Castra, di Montefiore e d’Aspromonte, per dar vita al nuovo libero Comune. Secondo la leggenda il toponimo Aspromonte, che ancora dà il nome a una contrada, restò legato, secondo la leggenda, a un'aspra battaglia qui combattuta tra l'esercito di Carlo Magno e le orde saracene guidate da Almonte.
L’insediamento si ingrandì sempre di più fino ad arrivare ad essere composto, intorno al 1357 secondo la Constitutiones Aegidiane, da un centinaio di fuochi (all’incirca un migliaio di persone), e ad essere quindi considerato una piccola terra.
Nel 1387 i signori Partino, con l'appoggio dei ghibelline di Fermo, riuscirono a recuperare il paese che era nel frattempo caduto sotto l'influenza guelfa. Da questo momento in poi Montefiore entrò a far parte dei territori della città di Fermo che le impose un suo castellano ed un podestà nominato direttamente dai fermiani
Il XIV sec. fu segnato dalla presenza della figura del Cardinale Gentile Partino che eresse e abbellì gli edifici di culto del comune. Secondo gli Statuti di Montefiore, risalenti al 1569, la splendida chiesa dedicata a S. Francesco sarebbe infatti ricca di tanti pregi artistici proprio per volontà del Cardinale.
La seconda metà del XV sec. fu per Montefiore il periodo di rilevanti mutamenti politici e sociali causati dal cambio di regime che vide le vecchie famiglie dell'età comunale spodestate dalle nuove famiglie di immigrati provenienti dai paesi limitrofi. Sempre in questo secolo il borgo fu dotato di un ospedale, costruzione ufficializzata da una bolla pontificia con la firma di Sisto V.
Nel XV sec. Montefiore entrò a far parte del dominio dello Stato Pontificio. Questo ingresso diede il via al periodo di massima fioritura architettonica ed artistica; venne ampliata la cinta muraria per migliorarne le difese e grazie alla presenza in loco di Carlo Crivelli venne realizzata, per l'altare maggiore della chiesa di S. Francesco, un'opera che la critica considera il capolavoro del pittore veneto.
Nei XVII e XVIII sec. la vita politica del borgo venne gestita da una classe chiusa, formata da nobili e da grossi proprietari terrieri, dalle cui fila provenivano gli individui che ricoprivano le varie cariche pubbliche.
L'accentramento politico e amministrativo dello Stato pontificio, si impattarono con la vecchia struttura comunale del paese producendo una acquiescenza al potere centrale e una radicalizzazione delle differenze sociali.
Nell'Ottocento venne eretta la maestosa Collegiata di S. Lucia, presso la quale è conservato un Polittico del Crivelli, ora Trittico a causa dello smembramento subito da parte delle opere del grande maestro del Quattrocento.
Ogni anno a Montefiore dell'Aso, nella prima settimana di settembre, si svolge la manifestazione delle Corsa con le Botti. La leggenda vuole che fu tale la gioia dell'avvenuta liberazione del comune nel XII sec. che per giorni e giorni si festeggiò con banchetti, balli e tornei. Fra le tante competizioni ne nacque una: "La Corsa con le Botti". La gara consisteva nello spingere botti colme di vino dal piano sino alla parte più alta del Paese. La contrada che per prima raggiungeva il punto stabilito, oltre a ricevere in premio un vessillo riccamente decorato, conquistava anche il diritto di bere il vino contenuto nelle botti delle contrade sconfitte. Ogni anno prende vita questo palio tra i rioni durante il quale oltre alla corsa, sono previsti momenti culturali ed enogastronomici a base di prodotti tipici locali.

Monumenti

In Montefiore dell\'Aso...
Cinta Muraria
Fontana Pubblica
Torre Civica
Edifici sei-settecenteschi
Collegiata di S. Lucia
Chiesa di San Francesco
Chiesa di S.Michele Arcangelo
Chiesa di S. Rocco
Chiesa di S.Giovanni
Chiesa di San Filippo Neri

Nei dintorni...

Santa Maria della Fede
Santa Maria delle Grazie
Le Grotte sepolcrali
Campofilone
Carassai
Massignano
Pedaso